Una conversazione con Georg von Mörl su questo e altri coleotteri
L’occasione si è presentata al corso “Schizzi di natura” al Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, poiché i partecipanti hanno scelto come argomento di una lezione il cerambice del faggio (Rosalia alpina). Geog von Mörl ha messo a disposizione tre esemplari di Rosalia alpina della sua collezione per poter osservare più da vicino la struttura corporea di questo raro coleottero.
Chi ha partecipato al corso è rimasto affascinato dai colori e dall’elegante disegno del coleottero Rosalia alpina. Con i colori ad acquerello non è possibile riprodurre questa intensità cromatica. Nei coleotteri Bubrestidi l’effetto iridescente e cromatico è stato studiato molto bene, a differenza della Rosalia alpina. È possibile che la superficie, che sembra velluto azzurro chiaro, sia dovuta agli strati di chitina sovrapposti. La chitina è una proteina che costituisce lo scheletro esterno dei coleotteri. In questo modo si crea l’effetto ottico della lucentezza. Inoltre, in questi strati sono presenti anche dei pigmenti. In ogni esemplare di Rosalia alpina, il disegno delle bande scure sulle elitre è differente. I partecipanti al corso desideravano saperne di più su questo coleottero. Abbiamo quindi chiesto a Georg von Mörl, collaboratore delle collezioni zoologiche, sezione coleotteri del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige.
MSN (Museo di Scienze Naturali): Qualsiasi persona in Alto Adige che vede un coleottero che non conosce e desidera scoprirne il nome scientifico, si rivolge a Lei. Georg von Mörl, da quanto tempo si occupa di coleotteri?
GM (Georg von Mörl): Da ragazzo mi unii agli specialisti di coleotteri Klaus Hellrigl e Alexander von Peez quando andavano sul campo. Peez viveva a Bressanone, proprio come me. La collezione di Peez si trova oggi al Museo di Scienze Naturali. Ho quindi assistito soprattutto Hellrigl: ho imparato a identificare i coleotteri e ne ho studiato la biologia. Quando a Bressanone si estese la moria degli olmi, sia gli esperti entomologi che io, abbiamo potuto osservare lo sviluppo dei coleotteri cerambicidi e buprestidi. Ho imparato anche ad estrarre le pupe dal legno e ad allevare i coleotteri.
MSN: Era la fine degli anni 1970. Oggi è permesso raccogliere pupe?
GM: Solo se si dispone di una motivazione scientifica.
MSN: Quali specie ha trovato negli olmi?
GM: Sugli olmi vive il Saperda punctata. Senza olmi non ci sarebbe, poiché questi coleotteri sono monofagi. In casi eccezionali possono essere presenti anche sul bagolaro Celtis australis. Oppure l’Ovalisia mirifica, che ha bisogno dell’olmo per sopravvivere.
MSN: “Monofago” significa che si nutrono in modo molto specifico, solo di una specie di pianta?
GM: Esatto, le femmine dei coleotteri depongono le uova nelle fessure degli alberi ospiti. Cercano rami spezzati dalla neve, cime di alberi strappate o tronchi di alberi semimorti. Sono riconoscibili dai fori di uscita dei coleotteri adulti. Se le condizioni sono ideali, i coleotteri si riproducono molto rapidamente. Hanno un olfatto straordinariamente sviluppato che permette loro di individuare il legno morto.
MSN: Si trovano ancora questi coleotteri a Bressanone?
GM: Sì, ma non più così spesso come negli anni 1960 e 1970, quando gli olmi stavano morendo.
MSN: Ci sono coleotteri che non sono così esigenti, i cosiddetti generalisti…
GM: Si tratta di coleotteri polifagi in grado di vivere sia nel legno di latifoglie che in quello di conifere. Come Gnorimus variabilis della famiglia degli Scarabeidi (sottofamiglia Cetoniinae). Vive nel legno marcio. Le larve bianche e grosse assomigliano a larve di maggiolino; sono larve che si nutrono di legno. È assolutamente necessario lasciarle stare.
Il cerambicide Pronocera angusta vive sui rami secchi e ombreggiati degli abeti rossi, mentre il cerambicide blu-violetto Callidium violaceum vive nel tronco e nei rami di abeti rossi e pini. Questi coleotteri possono anche spostarsi se il loro habitat classico scompare.
Il cervo volante non è un generalista né uno specialista, si trova su querce e castagni. È importante che il terreno sia caldo anche in inverno. Lì possono vivere diverse generazioni, anche se gli alberi sono già quasi morti.
MSN: Possiamo immaginarlo simile al caso del bostrico?
GM: No, ci sono grandi differenze! Nel bostrico il maschio scava una cavità, mentre la femmina scava il tunnel principale per deporre le uova. Le larve danneggiano l’albero nella sua fase di crescita, poiché interrompono l’afflusso di linfa. Il bostrico cerca alberi indeboliti e ne causa la morte. Da un punto di vista ecologico, crea così spazio per la prossima generazione di alberi. Ma i cerambicidi hanno un comportamento completamente diverso.
MSN: Lei trascorre molto tempo nei boschi oppure più tempo a sistemare le collezioni e a scrivere sui coleotteri?
GM: Più volentieri all’aperto! Conosco l’intero ciclo di sviluppo, quindi colgo sempre gli indizi. Individuo i fori di volo e, in base alla loro forma, alle dimensioni e alla specie arborea, capisco quale specie di coleottero fosse presente (o sia ancora presente). Il cerambicide Monochamus sartor scava fori di uscita molto grandi nei tronchi di abete rosso. In questo senso danneggia il valore del legno, ma non provoca la morte dell’albero; si tratta di un parassita secondario, mentre il bostrico è un parassita primario.
MSN: Padre Vinzenz Maria Gredler nel 1866 indicò per Rosalia alpina diverse località tra i boschi di faggio della Val d’Adige e persino a Bolzano! Questa specie di coleottero raggiunse la città trasportata insieme al vecchio legno di faggio. Nel 2021, a Caldaro, sempre in un bosco di faggi, è stato avvistato un esemplare della rarissima Rosalia alpina, una femmina.
GM: Su un ceppo di faggio avevamo già visto diversi individui di Rosalia alpina. Si trattava di un punto dove il ceppo era stato tagliato; li abbiamo poi trovati anche nel bosco vero e proprio. Fino a quel momento, l’ultima segnalazione di Rosalia alpina in Alto Adige risaliva al 1932.
MSN: Come si riconoscono i fori di volo di questa specie?
GM: I fori di volo hanno una forma ovale, con un alone chiaro di legno morto, lunghi circa undici centimetri e larghi sei. La Rosalia alpina si trova per lo più sull’acero di montagna e sul faggio, soprattutto alle quote fino a 1000 metri. Gli esemplari adulti volano nel tardo pomeriggio da metà giugno fino a inizio settembre; quando fa troppo caldo, rimangono inattivi. Sono in grado di volare fino a oltre tre chilometri, piuttosto lontano per essere dei coleotteri. La loro vita è breve, poche settimane, mentre lo stadio larvale può durare fino a quattro anni. I coleotteri adulti cercano legno morto, che può anche essere malato, ma sottolineo che il cerambice del faggio non danneggia l’albero.
MSN: Cosa è importante sapere per preservare la Rosalia alpina? Si tratta infatti di una specie che nella direttiva Habitat è classificata come «rigorosamente protetta» e quindi inserita nella Lista Rossa (IUCN) come specie a rischio.
GM: Il termine «a rischio» si riferisce all’intero areale di distribuzione della specie, Balcani, Carpazi, Bielorussia, Urali, Caucaso, Europa centrale, Italia e Spagna fino alla Siria; in alcune di queste aree la Rosalia alpina non è così rara come da noi nella regione alpina. Ottimale sarebbe portare via immediatamente il legname tagliato nei boschi di faggio durante l’inverno. Infatti, se rimane sul posto, i coleotteri vi depongono le uova e noi poi ne bruciamo le larve o le pupe senza saperlo.
La gestione dei boschi di faggio dovrebbe tenere conto della Rosalia alpina, ad esempio lasciando i tronchi di faggio o interrando verticalmente un tronco appena abbattuto in un luogo soleggiato per offrire siti di riproduzione. Questo cerambicide, infatti, evita il legno umido con funghi. La Rosalia alpina, come è stato dimostrato, è ancora presente. Dovremmo cercare la specie con maggiore accuratezza per conoscere la sua attuale diffusione in Alto Adige.
Intervista: Johanna Platzgummer, Museo di Scienze Naturali dell‘Alto Adige
Traduzione: Veronica Agostinelli, Museo di Scienze Naturali dell‘Alto Adige

