Progetti di ricerca

Be(e) wild - Le api selvatiche delle praterie aride della Val Venosta

Le praterie aride, i cosiddetti “Vinschger Leiten” tra Malles e Naturno-Parcines, sono note per la loro flora e fauna unica. Sono un’importante risorsa di biodiversità, ospitano specie altamente minacciate e forniscono preziosi servizi ecosistemici per l’agricoltura, offrendo un habitat ideale per impollinatori e disinfestatori biologici. Per questo motivo, negli anni ’80 la Provincia di Bolzano aveva designato sei aree di praterie aride come biotopi e siti Natura 2000; una parte dei prati è quindi protetta. Tuttavia, le praterie aride della Val Venosta sono ancora minacciate, ad esempio quando si intensifica l’agricoltura, si irrigano e fertilizzano le praterie aride per convertirle in colture intensive, ma anche quando se ne abbandona l’uso o il pascolo: questo porta all’invasione di cespugli e la qualità dell’habitat si deteriora per molte specie vegetali e animali. Gli habitat sono influenzati inoltre dai frutteti intensivi direttamente adiacenti o nel caso i prati vengano imboschiti come misura di protezione dall’erosione. In questo contesto vivono dei protagonisti importanti e degli impollinatori molto efficienti: sono le api selvatiche, che attualmente soffrono in tutto il mondo – come altri impollinatori – per l’impoverimento dell’offerta floreale e l’uso di tossine ambientali, e stanno quindi vivendo un declino. Questo studio pilota ha lo scopo di individuare indicazioni su possibili correlazioni tra lo spettro delle specie, la qualità dell’habitat e le influenze ambientali e di cercare risposte alle seguenti domande: Qual è la composizione delle specie delle api selvatiche nelle praterie aride storiche (quasi immutate) e in quelle ridotte negli ultimi decenni? La ricchezza di specie delle api selvatiche nelle praterie aride vicino alla valle, che si trovano nella sfera di influenza dei meleti intensivi, differisce da quella delle praterie aride più alte?

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Meduse d'acqua dolce nel Lago grande di Monticolo.

Da alcuni anni meduse d’acqua dolce originarie della Cina popolano il lago Grande di Monticolo. Cosa sappiamo di queste creature? Come sono arrivate fino a lì? Lo spiega l’idrobiologo Massimo Morpurgo. Pochi crederebbero che nei nostri laghi vivano delle meduse. Eppure, nell’agosto 2015 Massimo Morpurgo, idrobiologo del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, con altri tre subacquei bolzanini, avvistò meduse d’acqua dolce nel lago Grande di Monticolo. Si tratta della prima rilevazione di meduse d’acqua dolce in provincia di Bolzano. Di piccole dimensioni, al massimo 2 cm di diametro, la specie in questione (il nome esatto è Craspedacusta sowerbii) è originaria della Cina e l’attività umana l’ha spinta a popolare ormai tutti i continenti ad eccezione dell’Antartide. Nel lago di Monticolo le meduse sono ricomparse anche nelle tre estati successive. Torneranno anche quest’anno? Come sono arrivate nel lago? E come funziona il loro particolare ciclo biologico? Sono urticanti?

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Estinzione di massa del Permiano-Triassico
Un documentario di CAMPUS sulla ricerca paleontologica del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige con Evelyn Kustatscher.

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